remove_action('wp_head', 'wp_generator'); LA STORIA

LA STORIA

Le origini

Manifesto celebrativo del decennio dalla fondazione della Società Polisportiva Ars et Labor.

Le più antiche tracce del calcio a Ferrara risalgono al 1896 con la costituzione di una squadra nell’ambito della Palestra Ginnastica Ferrara. A seguire, nei primi decenni del Novecento sorsero in città numerose altre formazioni, tra cui la Unione Sportiva Ferrarese, la Pro Juventus Ferrara e l’Eridania Football Club.

Il nucleo originale di quella che sarebbe poi divenuta la S.P.A.L. vide la luce nel marzo 1907 per iniziativa del sacerdote salesiano Pietro Acerbis, all’epoca direttore dell’oratorio ferrarese di via Coperta: questi fondò un circolo religioso-culturale denominato Ars et Labor (in latino “Arte e Lavoro”), che nel giro di un paio d’anni divenne Circolo Ars et Labor e aggiunse alle attività artistiche anche quelle sportive, inizialmente limitate ad atletica e ciclismo. I colori sociali adottati furono il bianco e l’azzurro, tratti dallo stemma della congregazione dei Salesiani.

La sezione calcistica fu istituita nel 1913, quando il ramo sportivo si staccò dall’oratorio e si costituì autonomamente come Società Polisportiva Ars et Labor. Inizialmente la squadra di calcio assunse tuttavia la denominazione di Associazione Calcio Ferrara, abbandonandola nel 1919 con la fine della Grande Guerra, allorché anche la sezione calcistica uniformò il suo nome a quello della polisportiva. Il debutto della denominazione S.P.A.L. avvenne in occasione di una partita interna disputata contro la Triestina il 16 giugno 1919; la prima vittoria della formazione estense giunse il 18 agosto del medesimo anno, a spese della stessa Triestina, per 1-0.

Dagli anni venti al periodo bellico

Formazione della SPAL che disputò la Prima Divisione 1922-1923.

Tra il 1920 e il 1925 la SPAL militò nella massima serie del tempo, la Prima Categoria (poi ridenominata Prima Divisione a partire dal 1922-1923, conseguentemente al Compromesso Colombo). Nella stagione 1921-1922 gli estensi raggiunsero la semifinale del campionato nazionale, venendo sconfitti per 2-1 dalla Sampierdarenese nello spareggio (disputato a Milano) con in palio la finale. La rosa biancoazzurra in quella partita era composta da: Canova, Ticozzelli, Fini, Manfredini, Sgarbi, Preti I, Dabbene, Olivieri, Zanoli, Preti II e Vassarotti.

Retrocessa in seconda serie nel 1925, nel 1929 fu assegnata al neonato campionato di Serie B a girone unico. Da quel momento la società andò incontro ad un decennio contrassegnato da molte difficoltà; contestualmente dal 1939 sino al termine della seconda guerra mondiale cambiò denominazione da Società Polisportiva Ars et Labor ad Associazione Calcio Ferrara, adottando maglie a strisce bianco-nere (in omaggio ai colori civici della città estense).

Negli anni ’20 e ’30 la società lanciò diversi giocatori poi approdati in Serie A: Bruno Bertacchini, Elvio Banchero, Abdon Sgarbi (il quale vestirà la maglia della Nazionale), gli attaccanti Mario Romani ed Aldo Barbieri (entrambi ceduti al Milan), Archimede Valeriani e Savino Bellini. Ad essi seguirono, negli anni ’40, Otello Badiali ed Albano Luisetto.

L’avvento di Paolo Mazza ed il secondo dopoguerra

La prima formazione della SPAL nel secondo dopoguerra, stagione 1945-1946. Il primo da destra è Paolo Mazza.

Al termine del secondo conflitto mondiale, nel 1945 la squadra riadottò i colori bianco-azzurri e il nome SPAL. Sotto la gestione del nuovo presidente (ed ex allenatore negli anni ’30) Paolo Mazza, la società ferrarese tornò in Serie B e puntò all’approdo in Serie A.

Tra gli affari significativi conclusi in quegli anni dal presidente spallino spiccarono le cessioni del centravanti Mario Astorri alla Juventus (costato 25 000 lire e venduto per 2 milioni nel 1946), della mezzala Egisto Pandolfini alla Fiorentina (acquistato dai viola ad un prezzo ridotto e successivamente rivenduto agli stessi per 18 milioni nel 1948) e dell’attaccante Attilio Frizzi al Torino (capocannoniere della Serie B 1948-1949 con 25 reti, acquistato dai granata all’indomani della tragedia di Superga).

Gli anni cinquanta

La Serie A

Formazione della SPAL all’esordio nel campionato di Serie A a girone unico, stagione 1951-1952.

Nel 1950-1951 la SPAL allenata da Antonio Janni e guidata in campo dal capitano Giovanni Emiliani vinse il campionato di Serie B, accedendo per la prima volta alla Serie A a girone unico. La formazione-tipo di quell’anno era composta da: Bertocchi, Guaita, Carlini, Emiliani, Macchi, Nesti, Trevisani, Colombi, Biagiotti, Bennike e Fontanesi, cui si aggiungevano anche Dini, Patuelli e Rosignoli. L’anno della promozione coincise inoltre con l’inaugurazione del nuovo Stadio Comunale, ricostruito completamente in sostituzione del vecchio impianto risalente al 1928.

Il ventennio successivo vide la SPAL ottenere i suoi migliori risultati, mantenendo la categoria ininterrottamente dal 1951 alla prima retrocessione in B del 1964. Nel 1954 tuttavia i biancoazzurri ottennero la salvezza tramite spareggio battendo per 2-1 il Palermo (con le reti di Bernardin e Olivieri), mentre nel 1955 la squadra venne ripescata nella massima serie a seguito delle sanzioni per illecito sportivo comminate al termine del campionato ad Udinese e Catania.

Il calciatore più rappresentativo degli anni in Serie A fu l’argentino Oscar Massei, il quale vestì la maglia biancoazzurra per nove stagioni (dal 1959 al 1968).

Valorizzazione dei giocatori

Formazione della SPAL nel campionato di Serie A 1955-1956.

Negli anni ’50 e ’60 vari giocatori militanti nelle file della SPAL ebbero occasione di mettersi in luce: tra essi il portiere Bugatti (convocato in Nazionale e successivamente venduto al Napoli), Alberto Fontanesi (poi passato alla Lazio), Fulvio Nesti, Antonio Nuciari, Domenico De Vito, Armando Picchi, Franco Zaglio, Costanzo Balleri, Beniamino Di Giacomo ed Egidio Morbello (ceduti all’Inter), Giorgio Bernardin (passato prima all’Inter e poi alla Roma), Sergio Carpanesi (a sua volta passato alla Roma), Carlo Novelli (acquisito dal Napoli), Orlando Rozzoni (passato prima all’Udinese e poi alla Lazio), Fabio Capello (poi ingaggiato da Roma, Juventus e Milan), Albertino Bigon (al Milan e poi al Napoli), Gianfranco Bozzao, Adolfo Gori, Luigi Pasetti e Carlo Dell’Omodarme (alla Juventus), Saul Malatrasi (all’Inter, poi alla Fiorentina e infine al Milan), Gianni Bui (prima al Bologna, poi al Milan e infine al Torino), Carlo Facchin (al Torino, quindi alla Lazio), Ernesto Galli (al Vicenza), Giuliano Bertarelli e Dante Micheli (alla Fiorentina), Edoardo Reja (al Palermo) e Luigi Delneri (all’Udinese).

In quegli anni arrivarono a Ferrara anche calciatori più esperti, tra cui Sergio Cervato, Giovanni Mialich, Onorio Busnelli, Battista Rota, Angelo Villa, Enzo Matteucci, Manlio Muccini, Gianni Corelli, Ottavio Bianchi, Carlo Mattrel, Osvaldo Bagnoli, Vincenzo Gasperi, Giancarlo Vitali, Pietro Broccini, Sergio Sega, Silvano Trevisani, Giulio Pellicari, Alberto Orlando, Glauco Tomasin, Enrico Muzzio, Edoardo Dal Pos e Aulo Gelio Lucchi, l’ungherese Jenő Vinyei, i danesi Niels Bennike e Dion Ørnvold, gli svedesi Sigvard Löfgren e Dan Heiner Ekner.

Formazione della SPAL che giunse al 5º posto nella Serie A 1959-1960.

Altri giocatori promettenti dovettero interrompere o ridimensionare la propria carriera a seguito di infortuni: fu il caso di Giovanni Ferraro, Osvaldo Riva, Arturo Bertuccioli, Maurizio Moretti, Eugenio Bruschini e Gianfranco De Bernardi.

Il miglior piazzamento in Serie A e l’arrivo di Massei

La SPAL dell’annata 1961-1962, finalista di Coppa Italia.

Al termine della stagione 1958-1959, conclusasi con risultati al di sotto delle aspettative, il presidente Mazza decise di rinnovare profondamente la squadra. Cedette quindi Villa, Vitali, Dal Pos, Broccini, Lucchi e Toros e gli emergenti Malatrasi e Rozzoni; in cambio acquistò i giovani Micheli, Rossi, Picchi e Balleri, gli esperti Ganzer e Massei, il terzo portiere dell’Inter Nobili e i rientranti Novelli e Corelli. I soli giocatori confermati furono Bozzao, Morbello, Maietti e Pandolfini. In panchina sedeva l’allenatore Fioravante Baldi.[20]

Le scelte del presidente diedero riscontro positivo: nel campionato 1959-1960 la SPAL concluse al quinto posto finale in classifica (alle spalle della Juventus vincitrice dello scudetto, della Fiorentina, del Milan e dell’Inter), ottenendo il suo miglior risultato di sempre.

La formazione-tipo di questa stagione era costituita da Nobili (Maietti), Picchi, Balleri, Ganzer, Bozzao, Micheli, Novelli, Corelli, Rossi, Massei e Morbello (migliore marcatore spallino della stagione, con 12 reti in 33 partite disputate), con l’aggiunta di Catalani, Trentini, Cecchi e Pandolfini.

Gli anni sessanta

La finale di Coppa Italia

Nel 1962 la SPAL raggiunse la finale di Coppa Italia, persa contro il Napoli (allora militante in Serie B). Gli estensi, allenati da Serafino Montanari, si schierarono con Patregnani, Muccini, Olivieri, Gori, Cervato, Riva, Dell’Omodarme, Massei, Mencacci, Micheli e Novelli. Il Napoli passò in vantaggio su punizione con l’ex spallino Gianni Corelli al 12′, i biancoazzurri pareggiarono al 15′ con Micheli; infine al 79′ Pierluigi Ronzon portò definitivamente in vantaggio la formazione partenopea, regalandole il primo trofeo della sua storia.

La prima retrocessione ed il ritorno in A

La prima SPAL in maglia a righe bianco-azzurre, stagione 1963-1964.

Nel 1963, dopo aver concluso il campionato all’ottavo posto (ottenendo anche la vetta solitaria della classifica per qualche giornata)[22], la SPAL modificò lo stile delle proprie maglie: le divise a tinta unita azzurra con maniche e colletto bianchi lasciarono il posto al motivo a strisce verticali bianche e azzurre.

Dopo tredici anni consecutivi in Serie A la formazione estense retrocedette in serie cadetta nel 1964, ove tuttavia rimase un solo anno: il terzo posto ottenuto nel campionato di Serie B 1964-1965 le valse infatti l’immediata risalita nella massima serie. La formazione-tipo biancoazzurra era composta da Bruschini, Olivieri, Bozzao, Bertuccioli, Ranzani, Frascoli, Crippa, Bagnoli, Cavallito, Massei e Muzzio; con l’aggiunta di Cantagallo, Cervato, Riva, Balleri, Pasetti, Moretti, De Bernardi, Fochesato, Novelli I, Pezzato e Capello. L’allenatore era Francesco Petagna.

La SPAL promossa in Serie A al termine del campionato 1964-1965.

La SPAL militò in Serie A per altre tre stagioni, raggiungendo la salvezza nei campionati 1965-1966 e 1966-1967. Nel 1968, a seguito del passaggio della Serie A da 18 a 16 squadre retrocedette, senza poi più riuscire a tornare nella massima serie.[24]Nel giugno dello stesso anno la SPAL vinse la Coppa dell’Amicizia italo-svizzera.

La retrocessione in Serie C

Dopo la retrocessione in Serie B, nel 1969 la SPAL subì un’ulteriore retrocessione in Serie C: sebbene Mazza avesse promesso un’immediata risalita nella massima serie il rendimento dei biancoazzurri fu deludente, anche a seguito dell’infortunio dell’attaccante Alberto Orlando, tanto che per la prima volta la tifoseria giunse a contestare apertamente l’operato del presidente. Tale campionato coincise inoltre con le ultime partite disputate nel calcio professionistico da Gastone Bean.

Gli anni settanta e ottanta e la fine dell’era Mazza

La SPAL promossa in Serie B al termine della stagione 1972-1973.

Dopo quattro anni di Serie C nel corso dei quali si alternarono come allenatori Giovan Battista Fabbri, Tito Corsi e Cesare Meucci[26], alla fine del 1972 Mario Caciagli sostituì sulla panchina biancoazzurra Eugenio Fantini imprimendo una grossa svolta alla stagione: Franco Pezzato al termine del campionato sarà capocannoniere e la SPAL tornerà in Serie B rimanendo in serie cadetta per quattro anni. La squadra della promozione era composta da Marconcini, Croci, Vecchiè, Boldrini, Cairoli, Rinero, Donati, Tartari, Goffi, Mongardi, Pezzato. Altri giocatori schierati furono: Cariolato, Romano, Ragonesi e Moro.[27]

Nel 1977 (al quarto campionato di B, dopo che a Caciagli si avvicendarono Umberto Pinardi e Guido Capello) Paolo Mazza venne deposto dalla presidenza della società: dopo trent’anni alla guida del sodalizio estense e l’esperienza come Commissario Tecnico della Nazionale ai Mondiali del Cile del 1962, dovette cedere la guida della società a Primo Mazzanti, già dirigente spallino.[28]

Formazione della SPAL nel campionato di Serie B 1978-1979.

Sempre nel 1977 la SPAL retrocesse in C allenata da Luisito Suárez, ma con il ritorno in panchina di Mario Caciagli nel 1978 i biancoazzurri riconquistarono subito la Serie B. Nel campionato 1980-1981 degna di nota fu la trasferta a San Siro contro il Milan, allora relegato in serie cadetta: una partita segnata dal gol di mano di Walter Novellino che contribuì alla vittoria dei rossoneri per 2-1. Dopo altri quattro anni di B, la squadra estense subì una nuova retrocessione in C1 nel 1982 con “Titta” Rota prima e Ugo Tomeazzi poi in panchina.

Dopo un campionato in Serie C1 con Gaetano Salvemini prima e Giovanni Seghedoni poi come allenatori, la SPAL risalì la china a metà anni ottanta sotto la guida di Giovanni Galeone (giunse quarta nel 1984)[29], ma successivamente, nel 1989, retrocesse per la prima volta in Serie C2.

Formazione della SPAL nel campionato di Serie C1 1983-1984.

Gli anni novanta

L’era di Giovanni Donigaglia

Nel 1990 la società viene rilevata dalla Coopcostruttori, cooperativa di costruzioni del ferrarese. Il massimo dirigente della stessa, l’argentano Giovanni Donigaglia, diviene il nuovo presidente. Accanto a CoopCostruttori rimangono con quote di minoranza anche alcuni vecchi soci, tra cui l’ex patron spallino Albersano Ravani.

In due stagioni la SPAL ottiene il doppio salto dalla Serie C2 alla Serie C1 e da questa alla Serie B, vincendo lo spareggio a Verona contro la Solbiatese nel 1990-1991 e conquistando il primo posto del campionato di Serie C1 1991-1992, con il ritorno di Giovan Battista Fabbri come allenatore e Gian Cesare Discepoli come vice. La formazione della promozione in B era composta da: Torchia, Lancini, Paramatti, Servidei, Mangoni, Zamuner, Brescia, Messersì, Mezzini, Bottazzi, Labardi.

La SPAL promossa in Serie B con la vittoria del campionato 1991-1992.

Una volta in serie cadetta, l’obiettivo è tentare l’approdo alla Serie A. Il gruppo della doppia promozione verrà però smantellato: tra i nuovi arrivi gli attaccanti Marco Nappi e Massimo Ciocci, il difensore Dario Bonetti, l’ala Armando Madonna e il giovane Giovanni Dall’Igna. I biancoazzurri retrocedono al primo anno di Serie B, nonostante un serrato testa a testa con la Fidelis Andria nell’ultima parte del torneo.

Dopo tre tentativi di ritorno in Serie B (con due eliminazioni ai play-off subite dal Como, nel 1994 e nel 1996)[31] il presidente Donigaglia decide per un ridimensionamento degli impegni della CoopCostruttori, ed al termine del campionato 1995-1996 cede contestualmente a Vanni Guzzinati la carica di presidente, rimanendo nelle vesti di patron. Ne segue una stagione culminata con la retrocessione in Serie C2 perdendo i play-out contro l’Alzano Virescit.

Donigaglia quindi riassume la presidenza e affida il compito di formare la squadra all’esperto direttore sportivo Roberto Ranzani, il quale sceglie come allenatore Gianni De Biasi. Vengono confermati soltanto tre giocatori dall’annata precedente: a Ferrara arrivano l’attaccante Cancellato, il regista difensivo Fimognari, il portiere Pierobon e l’esperto Fausto Pari. La SPAL riconquista la Serie C1 vincendo il campionato 1997-1998, al termine di un duello con il Rimini. L’anno successivo (1998-1999) Ranzani tenta di rinforzare il telaio della promozione, puntando sul regista Antonioli, la punta Lucidi e la giovane promessa Ginestra. Dopo un’ottima partenza, una crisi di risultati coincisa con un doppio lungo infortunio di Cancellato fa sfumare il traguardo dei play-off. La SPAL a fine stagione conquista la vittoria della Coppa Italia Serie C. Il finale di campionato, con il mancato raggiungimento degli spareggi-promozione, porta alcune incomprensioni tra società e guida tecnica, sfociate con la mancata conferma dell’allenatore De Biasi.

La SPAL della stagione 1993-1994.

Gli ultimi campionati della gestione Donigaglia vedono la SPAL a centroclassifica. Il giocatore più interessante di quel periodo fu Sergio Pellissier, giunto in prestito dal Chievo.

Gli anni duemila

La gestione Di Nardo-Pagliuso

A seguito dei problemi economici che colpiscono la CoopCostruttori, nel 2002 la società viene rilevata da Paolo Fabiano Pagliuso (già proprietario e presidente del Cosenza), il quale cede la carica presidenziale a Lino Di Nardo. Il nuovo vertice societario nomina allenatore Walter De Vecchi e rinnova profondamente la rosa: vengono confermati solo nove giocatori, tra cui il portiere Andrea Pierobon, il centrocampista e futuro allenatore della SPAL Stefano Vecchi e l’attaccante Gianluca Temelin. Vengono ingaggiati, tra gli altri, gli attaccanti Fabio Artico, Daniele Cacia e Tommaso Tatti, i centrocampisti Carlos Aurellio e Francesco Paonessa, i difensori Luca Altomare e Francesco Zanoncelli. La squadra tuttavia non rende ad alto livello, sicché la dirigenza esonera De Vecchi e chiama in panchina Giuliano Sonzogni, con il quale la SPAL giunge alla salvezza.

La campagna acquisti per la stagione 2003-2004 porta in dote alcuni rinforzi, tra cui Andy Selva e Davide Succi, in un’ottica complessiva di ridimensionamento dell’impegno del patron Pagliuso, coinvolto in vicende giudiziarie personali. Come nella stagione precedente, dopo una serie di risultati negativi la società sostituisce l’allenatore, scegliendo Gian Cesare Discepoli (già alla guida della SPAL nei primi anni ’90), con i biancoazzurri che si classificano infine al nono posto.

Per la stagione 2004-2005 la panchina viene affidata a Massimiliano Allegri. Le problematiche societarie non consentono tuttavia gli investimenti necessari a potenziare la squadra, che conclude la stagione al nono posto. Nell’estate successiva vengono ingaggiati il tecnico Ezio Glerean e molti nuovi giocatori, ma il sopraggiunto fallimento societario estromette la SPAL dal campionato di terza serie.

Il triennio di Gianfranco Tomasi

La SPAL della stagione 1995-1996.

Nell’estate 2005 viene costituita una nuova società denominata Spal 1907, presieduta da Gianfranco Tomasi, imprenditore edile di Comacchio, che grazie al Lodo Petrucci rileva la tradizione sportiva biancoazzurra e s’iscrive al campionato di Serie C2 2005-2006. Il ridotto tempo a disposizione per costruire la squadra a seguito della riammissione tra i professionisti conduce ad una stagione interlocutoria.

Nei due successivi campionati la società punta apertamente alla promozione in Serie C1, ingaggiando tra gli altri il centravanti Nicola Bisso, il trequartista svizzero David Sesa, il fantasista argentino Christian La Grottería e il difensore Cristian Servidei (già biancoazzurro ai tempi della doppia promozione dalla C2 alla B dei primi anni novanta). Entrambi i tentativi tuttavia non vanno a buon fine: la squadra viene eliminata in semifinale play-off nel 2007 dalla Paganese e nel 2008 dal Portogruaro.

La presidenza Butelli

Nel giugno del 2008 Tomasi cede il pacchetto di maggioranza societaria all’imprenditore lucchese Cesare Butelli; nel mese successivo la SPAL viene ripescata nel campionato di terza serie, nel frattempo ridenominato Lega Pro Prima Divisione. Il nuovo presidente nomina Gianbortolo Pozzi come direttore generale, il quale allestisce una formazione che punta al mantenimento della categoria. La squadra affidata ad Aldo Dolcetti, in cui emerge il giovane centravanti marocchino Rachid Arma, inaspettatamente s’insedia fin dall’inizio nelle prime posizioni della classifica salvo poi calare nel finale del campionato, classificandosi al sesto posto mancando i play-off (nonostante la vittoria contro il Pergocrema all’ultima giornata, resa vana dai contemporanei pareggi di Padova e Reggiana alle quali serviva un punto per giocarsi gli spareggi).

La stagione 2009-2010 dei biancoazzurri (complice anche la cessione di Arma, sostituito a campionato già avviato con il centravanti Giacomo Cipriani) parte in maniera negativa, tanto che dopo le prime tredici giornate la dirigenza esonera Dolcetti sostituendolo con Egidio Notaristefano. Con il neo-tecnico la SPAL scala la classifica riuscendo a piazzarsi settima, battendo il Foggia all’ultima giornata.

Gli anni duemiladieci

Per la stagione 2010-2011 viene assemblata una squadra con l’intento di ambire alla zona play-off, confermando i migliori giocatori della stagione precedente (tra cui Cipriani e Zamboni) e completando la rosa con elementi come Ravaglia, Melara e Fofana. Il girone d’andata vede la SPAL stabilmente nelle prime posizioni; nel girone di ritorno le prestazioni (complice l’infortunio di Cipriani) subiscono un’involuzione, sfociando in una lunga serie di risultati negativi che fanno sfumare il traguardo dei play-off.

Nel campionato 2011-2012 la SPAL, affidata a Stefano Vecchi, assembla una squadra molto giovane con l’intento di ridurre il monte-ingaggi e sfruttare i contributi previsti per l’utilizzo dei giocatori under. La società si ritrova subito a far fronte a 2 punti di penalizzazione per la mancata corrisponsione di stipendi e contributi ai propri dipendenti. Dopo una partenza difficile dal punto di vista sportivo (solo 15 punti “sul campo” al termine del girone d’andata), le successive scadenze portano a 8 il totale dei punti di penalizzazione inflitti ai biancoazzurri. La precaria situazione finanziaria della società si riflette anche in campo legale, con la presentazione d’istanze di fallimento da parte di alcuni dipendenti e fornitori, desiderosi di recuperare le proprie spettanze. Al termine della stagione regolare la SPAL si piazza quart’ultima con 34 punti (42 sul campo) e deve giocare i playout contro il Pavia, terz’ultimo. Nella gara d’andata del 20 maggio i biancoazzurri pareggiano 0-0 in trasferta, ma sette giorni dopo al Paolo Mazza vengono sconfitti 2-0 dai lombardi, retrocedendo in Lega Pro Seconda Divisione.

Il 13 luglio 2012 la società viene esclusa dal campionato 2012-2013 per problemi economici e il 16 luglio non presenta ricorso. La SPAL 1907 viene infine radiata dalla FIGC l’11 settembre 2013 e il 31 marzo 2014 il Tribunale di Ferrara ne notifica la dichiarazione di fallimento e la messa in liquidazione, respingendo la richiesta di concordato avanzata da Butelli.

La ripartenza dai dilettanti

Nell’estate 2012 il Sindaco di Ferrara invita i soggetti interessati a presentare un progetto per la rifondazione del club biancoazzurro. Si fa quindi avanti una cordata capeggiata dall’imprenditore Oreste Pelliccioni, comprendente l’ex vicepresidente Roberto Benasciutti e l’esperto dirigente Roberto Ranzani, che successivamente avrebbe dovuto avvalersi del supporto di un gruppo di finanziatori. La base societaria è composta inizialmente da Benasciutti al 95% e da Ranzani per il restante 5%. La squadra torna a giovarsi dell’utilizzo del marchio storico della S.P.A.L., non più in uso dal 2005. Il 9 agosto 2012 la Lega Nazionale Dilettanti accetta l’affiliazione del nuovo soggetto (denominato Società Sportiva Dilettantistica Real Spal), iscrivendo il sodalizio in Serie D (che costituisce il punto più basso della storia sportiva societaria) sulla base dell’applicazione dell’articolo 52 comma 10 delle Norme Organizzative Interne della FIGC ed in virtù delle 83 stagioni sportive professionistiche pregresse della vecchia SPAL.

Nell’organigramma societario (che vedrà Ranzani presidente e Benasciutti vice) non sarà presente Pelliccioni, in quanto i nuovi soci da lui garantiti non arriveranno. Lo stesso Benasciutti si fa quindi carico di saldare in prima persona le quote d’iscrizione al nuovo campionato. La rosa viene assemblata senza ricorrere a grossi esborsi economici: Ranzani sceglie un allenatore conoscitore della categoria (David Sassarini) e punta su giocatori ferraresi legati alla piazza: Davide Marchini, Edoardo Braiati, Alessandro Marongiu e Gianluca Laurenti. Durante l’estate arrivano alcuni giocatori provenienti dalla Lega Pro, alcuni elementi di categoria e molti giovani. L’obiettivo di puntare ai piani alti della classifica sfuma però dopo pochi mesi: la società non ha le risorse per provvedere ai rimborsi spese per i mesi successivi a dicembre. Arrivati a febbraio, i giocatori rifiutano di allenarsi denunciando pubblicamente la situazione. Lo stato delle cose non muta nei mesi successivi con la squadra che, ormai priva di stimoli e serenità, termina il campionato solo per onor di firma.

La presidenza Mattioli-Colombarini

I tifosi spallini festeggiano sul prato del Paolo Mazza la promozione in Serie B ottenuta il 23 aprile 2016.

Il 12 luglio 2013, su pressione del Sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, Roberto Benasciutti trova l’accordo con la famiglia Colombarini per la fusione tra SPAL e Giacomense: pertanto il club di Masi San Giacomo rileva ed adotta il marchio storico della S.P.A.L. e trasferisce il proprio terreno casalingo allo Stadio Paolo Mazza, trasformandosi de facto nella società acquisita. A suggellare tale transazione, il club assume la nuova denominazione S.P.A.L. 2013, ai sensi dell’articolo 20 delle Norme Organizzative Interne della FIGC. La società ferrarese viene ufficialmente inserita in Lega Pro Seconda Divisione per l’annata 2013-2014.

Il 21 ottobre 2013, dopo un avvio di campionato non in linea con le attese di inizio stagione, la società decide di sollevare dall’incarico mister Leonardo Rossi, affidando la squadra a Massimo Gadda, già giocatore biancoazzurro nella stagione 1999-2000 e allenatore per 3 stagioni della Giacomense. Il nuovo trainer spallino guida la squadra al quarto posto al termine del girone di andata. Nel mercato invernale la società cerca di rinforzare la rosa al fine di assicurarsi un posto nelle prime otto posizioni, valevoli per l’accesso alla nuova Lega Pro: l’obiettivo viene infine raggiunto, con la squadra che riesce a classificarsi sesta al termine del campionato; tra i giocatori si mette in evidenza il centravanti Massimiliano Varricchio, che si laurea capocannoniere del girone con 20 reti.

La stagione 2014-2015 nella nuova Lega Pro parte in maniera difficile per la SPAL: i biancoazzurri, affidati a mister Oscar Brevi, totalizzano due pesanti sconfitte nelle prime due partite, ove la squadra esprime inoltre un gioco poco brillante. Tuttavia il patron Colombarini e il presidente Mattioli, ignorando le contestazioni dei tifosi e di alcune aree dell’ambiente societario, confermano la fiducia all’allenatore. La scelta si rivela corretta, giacché la SPAL comincia a scalare la classifica fino a raggiungere la prima posizione. Una nuova serie di risultati negativi, unita alle scarse reti segnate, conduce tuttavia in un secondo momento il vertice societario ad esonerare Brevi e ad ingaggiare al suo posto Leonardo Semplici, ex allenatore di Arezzo, Pisa e della primavera della Fiorentina. Sotto la sua guida, dopo un periodo di assestamento ed aiutati dal miglioramento della rosa seguito al mercato di gennaio, gli estensi vincono otto partite consecutive e si reinseriscono nella lotta play-off, obiettivo tuttavia sfumato alla penultima giornata: la squadra conclude il campionato al quarto posto finale, con il tecnico toscano che viene confermato anche per l’annata successiva.

In vista del campionato 2015-2016 la squadra viene potenziata nel segno della continuità, confermando buona parte dei giocatori dell’annata precedente ed inserendo elementi nei ruoli maggiormente scoperti. Con cinque vittorie consecutive nelle prime cinque giornate e due successivi pareggi a reti bianche con Prato e Siena, gli estensi si portano da subito in testa alla graduatoria. Il 20 dicembre, grazie alla vittoria casalinga sul Teramo e ai contemporanei pareggi delle inseguitrici Maceratese e Pisa, la SPAL si laurea campione d’inverno con una giornata d’anticipo sulla fine del girone d’andata. Il 23 aprile 2016, pareggiando 1-1 in casa contro l’Arezzo, i biancoazzurri conquistano la matematica promozione in Serie B con due giornate d’anticipo dopo un torneo condotto sempre al comando, ritornando in seconda serie dopo ventitré anni. A seguito delle vittorie ottenute contro Benevento e Cittadella, il 22 maggio 2016 la SPAL conquista la Supercoppa di Lega Pro.

Il 13 maggio 2017 la SPAL ottiene l’aritmetico ritorno in Serie A dopo quarantanove anni: decisiva la sconfitta del Frosinone terzo in classifica, caduto 2-1 a Benevento.

Fonte: Wikipedia